1 gennaio 2013: Custodire la lingua

Gerusalemme dicono sia la città dove il cielo incontra la terra, e potrebbe sembrare assurdo agli occhi di un esterno, ma diviene ancor più tangibile se si respira e si incontra qualche personaggio del luogo. L’enfasi aumenta se l’autoctono è padre David, uomo capace di stupire e coinvolgere con le sue parole.

Padre David Neuhaus è un gesuita, vicario patriarcale per i cattolici di espressione ebraica a Gerusalemme, che significa essere il punto di riferimento per gli ebrei di fede cristiana cattolica presenti nel paese.

Vi starete chiedendo, ma come, esistono ebrei cristiani??

La comunità è presente e attiva, ed ha avuto differenti numeri nel corso del recente ciclo di vita. Gli ebrei che non capivano Dio senza Gesù e che sono riusciti ad incontrare Cristo (cit. Padre David) erano una piccola minoranza (lo sono ancora) che si è alimentata con il rientro in patria di molti concittadini cristiani-europei dopo la fine della seconda guerra mondiale. È tra il 1955 ed il 1965 che nasce ufficialmente la prima comunità di ebrei cristiani che ovviamente ha un forte legame con l’antico testamento ma che è altresì in grado di rispettare e rinnovare il proprio credo seguendo gli insegnamenti papali. La fedeltà e l’abnegazione, garantiscono in poco tempo di poter utilizzare l’ebraico come lingua ufficiale per la preghiera e la celebrazione della santa messa. È il 1956 ed è un evento storico che padre David ha voluto sottolineare con cura.

Altri due sono stati i momenti salienti dell’incontro che rimarranno impressi nella mia memoria e che è un piacere riportare alla vostra attenzione.

La sua spiegazione dello status quo, cioè l’immobilismo creatosi a causa della difficile coesistenza delle diverse correnti all’interno della chiesa (cristiani–ortodossi –copti–armeni-etc). Secondo il Padre esso “non esiste”. I cristiani di tutte le estrazioni sono uniti, mentre i vertici della chiesa, impersonificati nei vescovi e nelle alte cariche non sono in grado di capire la realtà e sono lontani dai fedeli creando divisioni fittizie.

La preghiera che ci ha lasciato è stato un capolavoro dell’arte oratoria. Senza giri di parole, ci ha esortato ad essere CUSTODI DELLA LINGUA, ad essere ambasciatori di un discorso nuovo, un discorso che trovi compassione per tutti, perchè le ferite qui, in terra santa, sono sulla pelle di tutti. Noi cristiani, abbiamo una grande responsabilità, educare coloro i quali vengono in queste terre con un preconcetto ed un bandiera da seguire (pro israele or palestina) a tornare a casa come veri discepoli di Cristo, capaci di eliminare i pregiudizi e lavorare per la pace, che è la vera missione del prossimo futuro.

Padre David è riuscito a convincermi (non era facile)…ora tocca a tutti voi, anzi a noi…TUTTI INSIEME!

Lorenzo Benfenati

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