I delegati alle prese con il documento assembleare

Nella giornata di sabato l’assemblea nazionale di AC è continuata con un programma particolarmente intenso. Prima la Santa Messa celebrata dall’assistente mons. Sigalini, poi il dibattito sulla bozza del documento assembleare presentata ieri dal Presidente Miano, preambolo ai gruppi di lavoro. E’ qui che i delegati hanno avuto la possibilità di proporre formalmente modifiche al documento.

I gruppi erano divisi in base ai sei snodi fondamentali da cui l’AC vuole ripartire nel prossimo triennio. Vediamoli:

1) L’interiorità: “è importante ritrovare spazi e modi per curare la dimensione contemplativa e celebrativa della propria fede, indispensabili per riuscire a vivere l’ordinarietà“. (N.B. questo e i seguenti sono alcuni stralci estratti dal documento)

2) Il radicamento nella società: “l’associazione da una parte è chiamata a partecipare alla riflessione sui cambiamenti in atto, o a suscitarla laddove è assente, dall’altra, a ripensare in maniera equilibrata le forme della propria proposta, per essere, anche in questo nuovo contesto, vicina alla vita delle persone“.

3) La popolarità: “solo una proposta associativa viva, che ha a cuore le domande di vita degli uomini e che si sforza sempre di più di incontrarli e di parlare la lingua delle loro fatiche e delle loro gioie, rende l’esperienza delle associazioni di base bella e significativa per i suoi soci“.

4) L’adesione: “aderire all’AC significa essere corresponsabili della missione della Chiesa condividendo insieme gli obiettivi, lo stile, il metodo per stare in essa e nel mondo da laici, per raccontare la bellezza del Vangelo“.

5) La formazione: “educatori e responsabili non si nasce, ma neppure ci si improvvisa. La responsabilità richiede accompagnamento paziente e generoso“.

6) La corresponsabilità: “rilanciare con forza la partecipazione attiva di tutti gli aderenti è un modo per restituire vivacità all’associazione e al tempo stesso può costituire un significativo esempio di che cose significa essere corresponsabili nella Chiesa e buoni cittadini nella società“.

Il meccanismo di modifica è composto di una serie di regole piuttosto rigide, ma pensate, studiate, condivise. In un certo senso necessarie in questo tempo di disaffezione nei confronti degli strumenti rappresentativi da parte dei cittadini, perchè oltre l’aspetto burocratico, favoriscono la libera espressione delle idee di tutti e di ciascuno, riaffermando il carattere democratico dell’Azione Cattolica. La presentazione di ciascun emendamento (cioè la riscrittura di una parte della bozza, la sua integrazione o la sua soppressione) deve essere firmata da almeno 40 delegati, presentata, discussa e poi votata. Certo, dare spazio al dialogo e alla proposta costa più fatica e costringerà i delegati a fare le ore piccole, ma il risultato sarà un documento assembleare ancor più condiviso e pronto ad essere sminuzzato e metabolizzato nei prossimi tre anni nelle varie realtà associative del nostro paese.

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