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I GIOVANI

Il passaggio alla giovinezza, spesso segnato dalla fine degli studi superiori e dai primi anni di università o dall’ingresso nel mondo del lavoro, è caratterizzato da una grande instabilità.
La scelta dello studio, la precarietà delle prime esperienze professionali, un diverso contesto relazionale, sociale e culturale, l’autonomia negli spostamenti e nei programmi di tempo libero, l’esperienza di un rapporto profondo con l’altro/l’altra e la ricerca di un’affettività meglio definita, una più difficile assiduità di partecipazione alla vita della comunità e del gruppo formativo, il confronto con diverse concezioni di vita ed esperienze religiose… tutto questo chiama a una più personale scelta della direzione verso cui orientare la propria esistenza.


Fare unità nella propria vita

In questo contesto di grande mobilità, la coscienza è il luogo privilegiato in cui verificare la direzione intrapresa e compiere le proprie scelte nella libertà. La fede, che orienta le decisioni, non mette al riparo dal dubbio e dall’incertezza: la fatica della ricerca non può essere delegata a nessuno.
Per questo, la formazione del giovane tende ad aiutarlo a fare unità nella propria vita, compiendo una sintesi personale e profonda tra i bisogni che si presentano, i desideri, i valori individuati come essenziali, le scelte – grandi e piccole – della vita. Si tratta di un esercizio continuo della coscienza che, nella fede, scopre che il bene desiderato è realizzabile, e che non si è soli in questo cammino: la creatività di una coscienza che si apre alla Grazia permette al giovane di vivere in maniera piena, unica ed originale. Perché questo avvenga occorre alimentare il dialogo interiore con lo Spirito e la costruzione della identità personale attorno alla propria vocazione. Essere portatori di pace negli ambienti di vita e vivere le relazioni interpersonali nella libertà e nella responsabilità sono altri importanti obiettivi educativi per le persone di questa età, chiamate anche a vivere l’esperienza dell’innamoramento e dell’amore come dono di Dio. La formazione, inoltre, mira ad accompagnare il giovane a maturare uno stile di sobrietà e di temperanza, a vivere la professione come servizio, a saper stare nella complessità, ad accettare e gestire i conflitti, a dialogare con chi è portatore di esperienze diverse.
18-20 anni: un biennio di formazione speciale
Gli anni tra i 18 e i 20 risultano particolarmente delicati e importanti nel tracciare il proprio percorso di vita. Spesso, a quest’età, è già avvenuto l’incontro decisivo con il Signore Gesù e se ne acquista nuova consapevolezza; la domanda vocazionale prende corpo e si sente sempre più il bisogno di tempo per sé, insieme alla necessità di confrontarsi con gli altri e al bisogno di un valido accompagnamento. Nella comunità cristiana, nella comunità sociale e civile, in cui il giovane vive con crescente responsabilità, e in cui è chiamato a spendersi con sempre maggiore gratuità, il bisogno di ascolto ed attenzione è ancora molto forte: la capacità e la disponibilità ad assumervi dei servizi non eliminano la necessità di cura della fede e di accompagnamento nella vita cristiana. Dopo il cammino dell’adolescenza, in questi anni l’AC propone ai giovani un periodo di particolare formazione, avviato da un’esperienza spirituale significativa: un corso di Esercizi Spirituali, un camposcuola, un momento forte di formazione e di verifica. È l’occasione per precisare la propria regola di vita e per compiere alcune scelte forti, che indichino la maturazione avvenuta e la direzione del cammino futuro: l’assunzione in prima persona di un impegno continuativo di servizio in campo educativo, caritativo o culturale, nella comunità parrocchiale, nell’associazione o in ambito civile; la scelta di vivere annualmente un corso di esercizi spirituali e la fedeltà all’accompagnamento spirituale di una guida, la cura dell’amicizia anche nella dimensione del dialogo di fede.
Dopo i 20 anni: verso la piena maturità cristiana
Una specifica proposta formativa riguarda gli anni successivi, in cui l’identità cristiana del giovane si definisce ulteriormente nel contatto diretto con la vita, con le sue tensioni e responsabilità, le provocazioni del contesto esterno e il raggiungimento di importanti traguardi esistenziali. L’uscire dalla famiglia di origine, il cammino dell’amore fino al matrimonio, con l’esperienza della paternità e della maternità, il partecipare più da vicino alla vita pubblica:
anche queste sono occasioni per verificare alla luce della Parola di Dio il proprio progetto di vita e la propria regola e che per alcuni diventa ora un riferimento per la vita di coppia e di famiglia. Le scelte di servizio – ecclesiale, sociale o politico – vanno aiutate a maturare come vere espressioni vocazionali e la comunità a diventare sempre più luogo di relazioni che costruiscono gli stili di vita personali e da cui far partire progetti collettivi.
In questi passaggi esistenziali, la proposta formativa si incentra sulle esigenze e sulla maturità della vocazione laicale, che chiede di essere persone competenti e responsabili nel mondo: nell’università, nel lavoro, nella società. La familiarità con la Parola di Dio, il sentirsi parte del cammino della Chiesa, educare a crescere come credenti capaci di annunciare il centro della propria fede, il Signore vivo e Risorto, con la parola e con la vita: sono tutte dimensioni formative nelle quali condurre il percorso dei giovani verso una vita vissuta come dono di sé.

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