Mag 21

Lazzati. Amare il tempo in cui si vive

Nel 25esimo della morte di Giuseppe Lazzati(18 maggio), figura eminenete del cattolicesimo italiano del XX secolo, riportiamo questa bella riflessione di Paolo Bustaffa direttore del Sir (l’agenzia stampa dei settimanali diocesani italiani). Lazzati, esponente di spicco della Giac e dell’Azione Cattolica ambrosiana, è stato Costituente, parlamentare per un mandato negli anni 50, docente all’Università Cattolica e rettore di quella Università a partire dal ’68 e fino agli anni 80. Ci ha lasciato pensieri e scritti importanti sulla laicità, il ruolo dei laici nella Chiesa e nel mondo, l’impegno per la città dell’uomo. Servo di Dio, è in corso la causa di beatificazione. Alleghiamo inoltre un’intervista di Gianni Borsa, direttore di Segno al postulatore di Lazzati apparsa sul sito del Sir.

Paolo Bustaffa*
«Il laico è un uomo che sa che il mondo esiste».Giuseppe Lazzati, di cui il 18 maggio ricorre il 25° anniversario della morte, citava volentieri questa espressione del cardinale e teologo francese Yves Congar e la commentava dicendo che «le definizioni più semplici spesso sono le più profonde».
Precisa, il rettore che guidò per 15 anni l’Università Cattolica (1968-1983), che “sapere” non solo è conoscere a fondo la realtà ma è assumere con competenza l’impegno di farla crescere e aprirla a orizzonti di verità e di libertà. Lazzati anche oggi ricorda che i laici, «mentre costruiscono la città dell’uomo, scoprono tutte le possibilità evangeliche nascoste nella realtà per farle emergere».
Scoprire e far emergere le tracce di Vangelo che sono nel mondo è una tra le più belle avventure di un laicato che intende collocarsi in una posizione di responsabilità e maturità nella Chiesa e nella società: un laicato che sceglie di stare con amore dentro la storia e guarda il suo svolgersi, spesso tumultuoso, con gli occhi di Dio.
Da una parte, dice alla Città le ragioni della speranza cristiana e, dall’altra, porta nella comunità cristiana le preoccupazioni e le attese della Città.
Questo laicato c’è anche oggi e cammina ogni giorno nella Chiesa e nel mondo con il passo e con lo stile del Vangelo, con il passo e con lo stile del Concilio.
Non è il gigante addormentato che qualcuno ancora oggi si attarda a evocare sterilmente. Non è una presenza rumorosa, non è fatto di personaggi che bucano il video ma è una grande realtà di uomini e donne che ogni giorno tengono insieme la Città e la Chiesa, costruiscono ponti tra l’una e l’altra.
Bisogna stare di più sul territorio per conoscere questa presenza, questa fatica, questo impegno e questo pensiero.
Nel camminare sulle strade del mondo dice Lazzati, «il laico cristiano deve saper evitare due errori: l’integrismo e il clericalismo, quasi bastasse la fede, la dimensione soprannaturale, mentre questa non è che l’anima della dimensione naturale dell’uomo; il naturalismo, o laicismo, come se la natura da sé, senza l’animazione della grazia, fosse capace di realizzare totalmente le proprie potenzialità».
È la fede pensata, quindi vissuta, a impedire i due errori e, soprattutto, ad alimentare la coscienza del laico cristiano nel suo abitare la città.
Questi temi cari a Lazzati si sono incrociati nei giorni scorsi con due messaggi autorevoli.
Il primo è di Benedetto XVI a Venezia: «…raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico».
Il secondo messaggio è del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Non si può crescere, non si può avere soddisfazione nella vita, se non si è animati da alcuni grandi valori e se non ci si impegna a realizzare degli obiettivi, non solo personali ma comuni a tutti».
Parole che invitano a non rassegnarsi di fronte allo smarrimento della cultura politica. Ed è proprio di fronte a tanta fragilità che il pensiero di Lazzati si rivela in tutta la sua feconda attualità.
«Bisogna amare il tempo in cui si vive – afferma – con quell’intelligenza critica che sa cogliere ciò che vi è di buono e ciò che va evitato, impegnandosi a potenziare ciò che è valido, da qualunque parte venga, anche da coloro che sono ideologicamente e politicamente diversi, sapendo che il nostro compito è quello di potenziare la verità».
Amare con coscienza critica il tempo in cui si vive e potenziare la verità: ecco l’appello che, a 25 anni dalla morte, Giuseppe Lazzati rilancia. Occorre riprenderlo e coniugarlo con le sfide di questo nostro tempo. Occorre riproporlo, non solo con le parole, alle nuove generazioni perché, nella loro ricerca di un nuovo pensare e agire politicamente, avvertano la presenza di un maestro e di un padre.

*fonte www.azionecattolica.it

Intervista a Piergiorgio Confalonieri postulatore di Lazzati (a cura di Gianni Borsa).doc

Mag 19

EuropeanDay MSAC!

L’european day è un’iniziativa regionale in cui si ha la possibilità di incontrare e confrontarsi con altre realtà riguardo al tema del volontariato. Oltre a momenti di riflessione ci si divertirà moltissimo con giochi e attività coinvolgenti!

Il ritrovo da Imola è previsto per le ore 7:40 dalla stazione dei treni. Spese previste per la giornata: 16.80 euro per i biglietti del treno per Parma e 2 euro come contributo per l’organizzazione.

Vi aspettiamo numerossissimi!! Un abbraccio l’equipe Msac diocesana.

Mag 10

Di ritorno da Roma: la parola ai delegati imolesi

Come sempre, ci aspettiamo tanto da voi. Sono le parole con cui il cardinal Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha chiuso l’omelia della Santa Messa celebrata domenica mattina a conclusione della XIV assemblea nazionale AC. Parole che suonano come ulteriore incorragiamento da parte dei vescovi italiani nei confronti dell’Azione Cattolica, a maggior ragione in un decennio che proprio loro hanno dedicato all’educazione, tema centrale non da oggi per la nostra associazione.

Dopo che la discussione degli emendamenti si era protratta fin oltre l’una la sera prima, domenica restava solo da approvare il documento assembleare definitivo e ascoltare la lista degli eletti nel nuovo consiglio nazionale. Elemento positivo è stata l’affluenza alle urne: dei delegati aventi diritto, si è presentato a Roma a votare il 92%. Dato che speriamo essere di buon auspicio anche al di fuori dei “nostri confini”. L’attenzione alla formazione politica e sociale, che contraddistingue un’associazione come la nostra, non deve mai essere data per scontata; va promossa su basi qualitativamente alte e il più diffuse possibile, secondo il presidente Franco Miano. Pensiero condiviso da Anna Dal Pozzo, presidente diocesano di Imola: “L’assemblea nazionale è sempre un momento di grazia per l’AC. Ribadiamo pubblicamente il nostro carattere di associazione democratica, che condividendo il fine apostolico generale della Chiesa, si spende apertamente per la società. In questo senso ho molto apprezzato il messaggio che ci ha rivolto il Presidente Napolitano, che ha ricordato come l’AC da sempre sia un importante componente del tessuto sociale del Paese, operando senza chiusure pregiudiziali.”

Oltre al presidente diocesano, da Imola erano presenti altri 3 delegati, 1 uditore e un componente della commissione elettorale, Marco Maccolini, giunto al termine di un triennio speso in centro nazionale a servizio del Msac.

Anche Daniele Fabbri, delegato per l’ACR, ha sottolineato come sia stato l’aspetto della democraticità ad averlo colpito maggiormente in quest’assemblea; una democraticità che è elemento fondamentale per spiegare la dedizione con cui l’AC si adopera per la Chiesa e il mondo.

Rossella Pani, delegata Giovani, è stata colpita particolarmente dal clima amichevole e famigliare, di gente che si vuole bene e che condivide il desiderio di prendersi a cuore le generazioni come impegno educativo serio.

Floriano Galeotti, delegato del MLAC, ha invece espresso il suo pensiero sull’assemblea con quello che potrebbe essere definito un aforisma marzulliano: “Una fatica ricca!”

In fondo è proprio quello che sperimentiamo nell’impegno quotidiano nelle nostre parrocchie; spendiamo tante energie, ma è primariamente lì che impariamo a vivere la fede e amare la vita.

Mag 09

ACR Country Party a Massa Lombarda

Sabato 14 maggio la parrocchia di Massa Lombarda organizza all’oratorio San Paolo (via G. Bassi) una festa a base di musica e divertimento per ragazzi delle medie, a partire dalle 20:30.

Per info scarica il Volantino ACR Country Party

Mag 08

I delegati alle prese con il documento assembleare

Nella giornata di sabato l’assemblea nazionale di AC è continuata con un programma particolarmente intenso. Prima la Santa Messa celebrata dall’assistente mons. Sigalini, poi il dibattito sulla bozza del documento assembleare presentata ieri dal Presidente Miano, preambolo ai gruppi di lavoro. E’ qui che i delegati hanno avuto la possibilità di proporre formalmente modifiche al documento.

I gruppi erano divisi in base ai sei snodi fondamentali da cui l’AC vuole ripartire nel prossimo triennio. Vediamoli:

1) L’interiorità: “è importante ritrovare spazi e modi per curare la dimensione contemplativa e celebrativa della propria fede, indispensabili per riuscire a vivere l’ordinarietà“. (N.B. questo e i seguenti sono alcuni stralci estratti dal documento)

2) Il radicamento nella società: “l’associazione da una parte è chiamata a partecipare alla riflessione sui cambiamenti in atto, o a suscitarla laddove è assente, dall’altra, a ripensare in maniera equilibrata le forme della propria proposta, per essere, anche in questo nuovo contesto, vicina alla vita delle persone“.

3) La popolarità: “solo una proposta associativa viva, che ha a cuore le domande di vita degli uomini e che si sforza sempre di più di incontrarli e di parlare la lingua delle loro fatiche e delle loro gioie, rende l’esperienza delle associazioni di base bella e significativa per i suoi soci“.

4) L’adesione: “aderire all’AC significa essere corresponsabili della missione della Chiesa condividendo insieme gli obiettivi, lo stile, il metodo per stare in essa e nel mondo da laici, per raccontare la bellezza del Vangelo“.

5) La formazione: “educatori e responsabili non si nasce, ma neppure ci si improvvisa. La responsabilità richiede accompagnamento paziente e generoso“.

6) La corresponsabilità: “rilanciare con forza la partecipazione attiva di tutti gli aderenti è un modo per restituire vivacità all’associazione e al tempo stesso può costituire un significativo esempio di che cose significa essere corresponsabili nella Chiesa e buoni cittadini nella società“.

Il meccanismo di modifica è composto di una serie di regole piuttosto rigide, ma pensate, studiate, condivise. In un certo senso necessarie in questo tempo di disaffezione nei confronti degli strumenti rappresentativi da parte dei cittadini, perchè oltre l’aspetto burocratico, favoriscono la libera espressione delle idee di tutti e di ciascuno, riaffermando il carattere democratico dell’Azione Cattolica. La presentazione di ciascun emendamento (cioè la riscrittura di una parte della bozza, la sua integrazione o la sua soppressione) deve essere firmata da almeno 40 delegati, presentata, discussa e poi votata. Certo, dare spazio al dialogo e alla proposta costa più fatica e costringerà i delegati a fare le ore piccole, ma il risultato sarà un documento assembleare ancor più condiviso e pronto ad essere sminuzzato e metabolizzato nei prossimi tre anni nelle varie realtà associative del nostro paese.

Mag 07

Festa degli incontri

Anche quest’anno si terrà la Festa Diocesana degli Incontri, che segna la conclusione del cammino annuale ACR. Quest’anno a fare da cornice all’appuntamento sarà piazza Matteotti, a Imola. Luogo che abbiamo scelto per sottolineare la partecipazione attiva dei ragazzi alla vita della città.
I volantini sono disponibili in Centro Diocesano (davanti al Duomo) e in formato digitale (file volantino).
Accorrete numerosi!!!

Mag 07

Al via la XIV assemblea nazionale di AC

Con una lunga serie di interventi di benvenuto, si è ufficialmente aperta a Roma questo pomeriggio l’assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana. 1200 partecipanti, più di 900 delegati all’elezione del nuovo consiglio nazionale, tanti rappresentati delle AC estere e di altre associazioni e movimenti italiani.

Un’occasione speciale per guardare al futuro con rinnovato coraggio e spirito profetico, ha suggerito il cardinal Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consiglio per i laici. Lo slogan dell’assemblea “Vivere la fede, amare la vita” si colloca proprio in quest’ottica. Parole semplici (come sottolineava il Presidente Franco Miano), ma che colpiscono al cuore ogni cristiano, la quale sfida primaria nella società di oggi è coniugare la Parola con le parole della vita. Gli aderenti di AC, forti della loro vocazione a diventare santi nei luoghi in cui operano tutti i giorni (concetto ribadito dall’assistente generale mons. Domenico Sigalini e dal segretario generale della CEI mons. Mariano Crociata), devono farsi portatori di una testimonianza del Vangelo coerente, umile, generosa. Devono saper incarnare quella speranza cristiana senza la quale tutto ciò che diciamo e facciamo così operosamente quanto gratuitamente nelle parrocchie e nelle diocesi perde di significato. La Chiesa e la società hanno bisogno di laici formati capaci di gettare ponti che uniscano una realtà sempre più disgregata e in balia di una profonda crisi morale, che non può lasciare tranquilli.

Un’appello particolare a questa assunzione di responsabilità ha voluto lanciarlo anche il Santo Padre Benedetto XVI, che nel suo messaggio ha chiamato l’AC ad aiutare l’Italia a rimanere fedele al suo ruolo di ponte tra i popoli del Mediterraneo, in un momento in cui è l’accoglienza a dover vincere sull’egoismo dilagante. Abbiamo bisogno di tradurre il Vangelo in vita, in esperienze concrete. E allora sapremo davvero amarla. Amare la vita sempre. Amare la vita di tutti.

http://assemblea.azionecattolica.it/

Mag 03

PAROLA & PAROLE

L’Azione Cattolica Italiana, in vista della prossima Assemblea nazionale dell’Associazione, che si svolgerà a Roma dal 6 all’8 maggio 2011, ha organizzato il 3 maggio un seminario di Studio  per operatori della comunicazione sul  rapporto tra Chiesa cattolica e comunicazione. “Vivere la fede, amare la vita”, tema della prossima assemblea nazionale dell’Azione cattolica, “vuol dire proprio saper mettere insieme la Parola e le parole”. Così Franco Miano, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana (Ac), ha aperto i lavori che si sono articolati in due sessioni. La prima, moderata dal vaticanista del Tg1 Fabio Zavattaro, aveva per tema “Intelligenza della fede, nuovi media e nuova comunicazione. ”“L’indifferenza”, la “sacralizzazione della tecnica”, il “linguaggio”, sono tre sfide culturali da non subire, ma interpretare creativamente nel contesto dei nuovi media digitali secondo mons. Domenico Pompili, sottosegretario della Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali. Il presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali (Pccs), mons. Claudio Maria Celli, è partito proprio ricordando l’“esperienza particolarmente viva” vissuta proprio il giorno precedente in Vaticano, nel primo incontro con i bloggers voluto dalla Santa Sede. “Le nuove tecnologie – ha sottolineato mons. Celli – mettono di fronte a noi possibilità prima inimmaginabili”. Il presidente del dicastero vaticano ha rilevato come “apparteniamo a una Chiesa che ‘è’ comunicazione, non fa soltanto comunicazione: anzi, se non comunica non è Chiesa”. “Le nuove tecnologie – ha affermato il prelato- aprono possibilità enormi, ma vanno vissute con un atteggiamento di dialogo rispettoso”.  Qui Celli ha evocato la necessità di una “diaconia della cultura” e di una “pastorale del mondo digitale”. La seconda sessione, moderata da Rosario Carello, giornalista e conduttore di «A sua Immagine»-Rai 1, è stata  dedicata  ai volti della comunicazione e ha dato voce ad esperti ed operatori del mondo dei media che hanno portato la loro esperienza sul campo. Michele Sorice, Sociologo della comunicazione e Direttore del Cmcs della Luiss, si è concentrato sulle criticità nel comunicare la chiesa oggi, criticità che nasce dalla natura multiforme di un soggetto che è al contempo organizzazione verticale, comunità orizzontale, una fonte comunicativa, una corpo che cammina, etc. Vania De Luca, Giornalista di «Rainews24» e Presidente Ucsi-Lazio, ha raccontato la sua esperienza di vaticanista in una All news, mentre  Paolo Bustaffa, Direttore dell’Agenzia «Sir», ha concentrato il suo intervento sull’informazione del territorio fatta dai settimanali diocesani che, in modo tutt’altro che provinciale, tengono assieme le dimensioni tipiche della comunità cristiana, locale e universale. Marco Tarquinio, Direttore del quotidiano «Avvenire» ha raccontato l’esperienza quotidiana di un giornale di  ispirazione  cristiana, che si trova al “crocevia” fra la dimensione verticale e orizzontale della Chiesa evocate da Sorice.

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